lunedì 19 dicembre 2011

La bisbetica domata

Chissà se William Shakespeare era in grado di immaginare che le sue commedie sarebbero perdurate nell’arco dei secoli e forse sino alla fine del mondo, chissà… Di sicuro chi scrive ha un ego tale da pensare che qualcuno lo voglia leggere, ma quanto dovrebbe essere grande l’ego di Shakespeare, i cui scritti non sembrano invecchiare mai? Non importa che l’adattamento sia teatrale o cinematografico, quello che conta è che il suo cuore continui a battere all’interno di ogni singola battuta scandendone magici ritmi capaci di tenere incollati e concentrati sia lo spettatore di oggi che quello di ieri.
La bisbetica domata Shakespeare ci pone di fronte a una commedia all’interno di una commedia, e si deve considera anche la commedia della vita a cui partecipa ogni singolo individuo all’interno del teatro, quindi non solo gli attori, che è un mescolarsi continuo di storie che vanno via via a intrecciarsi e a portare tutti a seguirne una sola. Infatti appena il sipario rosso papavero si apre, le storie degli spettatori si amalgamano con quella di Sly, un ubriacone qualunque (un poveraccio come tanti, per dirlo in due parole) che viene convinto da alcun ricchi uomini di essere un potente signore appena risvegliatosi da una malattia durata 15 anni e che quindi deve per forza assistere a uno spettacolo in suo onore. L’uomo accetta, ed ecco qui che si va a formare la commedia all’interno della commedia della commedia: Sly diventa uno spettatore esattamente come una qualsiasi altra persona al di fuori del palco del Quirino e si prepara ad assistere all’avventura di Caterina (Vanessa Gravina) e Petruccio (Edoardo Siravo).
Numerosi sono i pretendenti alla mano di Bianca, la sorella minore di Caterina, e invece non ce n’è alcuno alla corte della maggiore, colei che il padre vorrebbe sistemare per prima. Caterina è ritenuta aggressiva, volgare, senza controllo, e sia gli uomini che le donne la temono, però ha un’enorme dote in eredità, e quando Petruccio, un veronese di passaggio a Padova, verrà a saperlo, non esiterà a sposarla e a insegnarle le giuste maniere a forza di punizioni, sia corporali che mentali, sino a che Caterina – rinominata da Petruccio “Gattina” – non sarà costretta ad arrendersi al suo uomo e verrà così domata. Quello che non è riscontrabile su carta – o sul web, in questo caso – è la sublime recitazione degli attori che piano piano accompagnano lo spettatore sino a farlo immergere nelle acque sicure e docili del loro mare. Una serie di avvenimenti, uno dopo l’altro, con parole scandite come fossero candidi suoni estasianti, faranno sorridere chi sta seduto in sala, in alternativa gli faranno scuotere la testa sino a farlo arrossire. Questa è la forza di questo spettacolo: continue emozioni a livello inconscio, che sono comunque tangibili e visibili.

La bisbetica domata
Regia: Armando Pugliese
Tratto dall’omonima opera di William Shakespeare
Cast: Vanessa Gravina, Edoardo Siravo, Carlo Di Maio, Vito Facciolla, Alberto Caramell, Elisabetta Alma, Emanuela Trovato, Gianluca Enria, Stefano Vona Bianchini, Maurizio Tomaciello, Valentina D’Andrea
Con la partecipazione di: Giulio Farnese
Musiche: Goran Bregovic
Scene e costumi: Andrea Taddei

lunedì 8 agosto 2011

SuperMax, due ore di super risate

Scordatevi “l’uomo dei pacchi”, l’ispettore di Distretto di polizia, qui siamo a teatro e Max Giusti ha modo di dar sfogo a tutto ciò che pensa, ha modo di esporre tutta la sua creatività di fronte a un pubblico, a volte un po’ timido, ma con il quale è in grado di interagire e scherzare. Dal vivo Max (“Più de Massimijà non me ce hanno mai chiamato”), orginario di Roma, zona Trullo, fa tutto un altro effetto! Si ride, e lo si fa davvero, e quando Max non riesce ad afferrarti, causa mischia o perché non eri proprio d’accordo con quella determinata idea, lui si prende in giro da solo e a quel punto le tue labbra inevitabilmente si increspano a mostrare tutti i denti.
Max Giusti in questo spettacolo si cala nei panni di un supereroe andando a calcare il palco All’ombra del Colosseo con rinnovato vigore. Praticamente non smette mai di muoversi durante l’arco dell’intero show cantando una canzoncina per l’occasione la cui prima strofa inizia con “Super Max” e procede con il signor Giusti che salta tirando un pugno all’aria. Probabilmente le risate sarebbero state maggiori se accompagnate da una bella calzamaglia, ma pur senza questo tipo di soddisfazione riesce comunque a coinvolgere il pubblico romano grazie a numerose gag relative alla città. Frasi del tipo: “Come è possibile che dovunque, ma proprio dappertutto, quando giri per Roma incontri un cartello che dà indicazioni per raggiungere l’Autidorium?”
Ovviamente le imitazione dei politici, come in tutti gli spettacoli made in Italy, regnano sovrane: tra le tante, se proprio c’è bisogno di dirlo, vince quella di un Berlusconi perennemente pronto a negare l’evidenza; lo accompagnano Di Pietro, che non è in grado di articolare frasi (figuriamoci concetti!), e Bossi, impossibile da capire senza l’ausilio di un traduttore.
Interessante l’utilizzo dei testi musicali per chiudere un discorso o dare risposte ai problemi attuali, non per il fatto che sia un’idea originale – dato che viene utilizzata da molti comici – ma per quell’abilità canora che non ti aspetti. Max Giusti oltre a saper far ridere, imitare e creare parodie sui “teorici appartamenti in vendita a quindici minuti dal centro”  si dimostra decisamente in grado di cantare. Lo showman regala due ore di spettacolo in cui si ride volentieri e con piacere. Saprà adattarsi a un pubblico composto da “non romani”? Staremo a vedere.
SuperMax, due ore di super risate
Di e con: Max Giusti
Dal 28 al 31 Luglio
All’Ombra del Colosseo
via di San Gregorio – Parco del Celio

lunedì 16 maggio 2011

A Sud di Nessun Nord

Nell’accogliente villa dell’Ambasciatore di Norvegia, Einar M. Bull, si è tenuta una breve conferenza stampa che è andata a presentare A Sud di Nessun Nord (titolo preso in prestito da Bukowski, non che c’entri qualcosa con l’opera dello scrittore americano), un’iniziativa volta a dimostrare che la Norvegia, la nazione europea più a nord, non è poi così diversa da quelle che si affacciano sul mediterraneo. Quello che si nota subito nella cultura norvegese, specialmente per quanto riguarda il lavoro, è che conoscendosi personalmente  le attività si fanno meglio e più velocemente. Un esempio esplificativo ne risulta osservando le loro fabbriche nel periodo natalizio dove il padrone, i finanziatori, e tutti coloro che sono a capo della catena vengono vestiti da Babbo Natale a distribuire regali ai dipendenti.
La Norvegia destina l’1% dei guadagni alla cultura, e se si pensa che il paese è composto da meno di 5 milioni di abitanti e che il loro stipendio medio è tre volte superiore al nostro ci si rende conto dell’enorme ammontare di questa cifra. In questa particolare occasione la cultura norvegese ha cercato di portare in Italia il proprio teatro su strada, un teatro con un pubblico pagante, e questo è ciò che più ci sorprende. Gli spettatori pagano 100 euro per uno spettacolo di cinque ore e lo spettacolo si svolge su strada, però non su un singolo punto ma su molteplici. Lo spettacolo inizia, ad esempio, a nord di un paese, con un paio di attori e poi, dopo una scena, ci si sposta in un altro luogo. Si continua in questa maniera sino a che non si fa un percorso che alla fine attraversa tutto il paese o una parte di esso. Nei 100 euro di biglietto è compresa anche una cena che, di solito, avviene dopo due-tre ore. Comunque non aspettatevi una tavolata imbandita, ma semplicemente della zuppa o qualcosa di semplice.
Questi spettacoli teatrali sono stati ora proposti a Roma, non su strada ma all’interno di un teatro, il Centrale Preneste dove, come avviene in Norvegia, verrà offerta la cena insieme allo spettacolo, tutto al costo di 30 euro a persona. Oltre agli spettacoli si può assistere a una serie di workshop dove si discuteva su come trovare fondi, sia pubblici che privati, per diversi progetti teatrali.

lunedì 2 maggio 2011

Comics – La vita a fumetti

Nell’accogliente atmosfera del Teatro dei Contrari dal 22 al 27 marzo è andata in scena una commedia particolare dal titolo Comics – La vita a fumetti. La particolarità di tale rappresentazione è dovuta al fatto che, per la prima volta, è stata creato uno spettacolo sulla vita di un artista del disegno su carta e non quella – depressa – di uno scrittore, cui siamo soliti vedere in libri e film d’ogni genere.
Matteo, uno stressato fumettista che vive in affitto, sta per ricevere un’inaspettata e piacevole sorpresa: la padrona di casa ha trovato due persone per le stanze libere, due hostess! L’emozione prende il sopravvento e i fumetti, pur sempre presenti nel quotidiano, vengono messi da parte nell’intento di far breccia nel cuore delle due nuove inquiline. Il problema maggiore? Matteo è uno che si lascia prendere dalla foga del momento e che, anche a causa di telefonate inaspettate da parte dell’amico e della madre, le poche chance evaporano. In un crescere di risate che arrivano mano a mano che si conoscono meglio i personaggi, Matteo le tenterà tutte sino a che non gli sembrerà di vivere in un incubo ad occhi aperti.

Distinta l’interpretazione del protagonista, Valerio Marinaro. L’attore – originario di Catania – ha avuto modo di mostrare appieno le sue capacità in un ruolo dalle diverse sfaccettature. Buona la recitazione di Maria Ippoliti e Giorgia Guerra, anche se, la seconda, ha maggiore espressività. Simpatico, per quanto marginale, il ruolo di Diego Migeni nei panni del migliore amico di Matteo.
Dopo il successo ottenuto con il noir Racconti, ispirato a E. A. Poe, Andrea Teodori è tornato alla regia conquistando nuovamente il pubblico in uno spettacolo che concede una sana e divertente ora di distrazione dal mondo reale.
Comics – La vita a fumetti
Regia: Andrea Teodori
Cast: Valerio Marinaro, Maria Ippoliti, Giorgia Guerra, Diego Migeni
In scena dal 22 al 27 marzo
Teatro dei Contrari
Via Ostilia, 22 – Roma